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Nicole&Francesca -5- Il Mostro Pulsante


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
15.12.2025    |    2.248    |    1 9.0
"Se poi siete delle fanciulle disinibite e avventurose, scrivetemi e ci conosceremo, magari creando qualche avventura pazzerella in qualche club di Bologna o altrove..."
**Nicole**

Sono nel seminterrato con luci rosse che filtrano attraverso vecchi paralumi di velluto, tingendo la mia pelle di cremisi e facendomi sentire una dea del sesso antico. Alessandro è lì, possente, 1.90 di muscoli scolpiti come un David di Michelangelo moderno, vene pulsanti che serpeggiano sulle braccia abbronzate come fiumi blu su una mappa topografica, gocce di sudore che brillano come diamanti sulla sua fronte.

Il suo cazzo già semi-duro preme contro il tessuto teso dei boxer neri – "la trivella", con la punta violacea che sporge dall'elastico e batte come un cuore impaziente sotto la stoffa umida. Mi spoglio con lentezza studiata, facendo scivolare le dita sotto l'elastico del perizoma nero che scende lungo le cosce come un'ombra liquida.

Le mie tette, pesanti e calde, traboccano finalmente libere dal reggiseno di pizzo, oscillando leggermente mentre mi chino. I capezzoli, già duri come piccole gemme rosate, sembrano puntare verso di lui, tesi e imploranti come bocche silenziose che chiedono di essere assaggiate.

Sono lì, in piedi davanti a lui, e lo fisso negli occhi senza vergogna, sentendomi un animale elettrico in attesa di divorare la preda. Alessandro mi squadra con sguardo famelico, poi mi solleva in braccio come se fossi di piuma, le mani enormi che si stringono attorno alla mia vita sottile mentre le nostre bocche si azzannano in un bacio violento e umido, pieno di denti e di lingua.

Lo fermo, devo essere io a dominarlo, non lui. Lo inchiodo al materasso spingendolo giù con una mano sul petto largo, il pollice che affonda tra il capezzolo e la clavicola. «Adesso ti faccio vedere quanto posso essere selvaggia», sussurro, strappandogli di dosso i boxer in uno scatto di furore erotico.

Il cazzo di Alessandro scatta in avanti come una frusta carnosa, sbattendo contro la mia pancia con un colpo sordo e famelico. Lo afferro con entrambe le mani, le dita che faticano a chiudersi attorno al diametro, e ne assaporo la superficie sotto i polpastrelli, liscia calda venata di sangue.

«Ora tu resti fermo», ordino mentre me lo sbatto sul viso, lasciando che la punta umida lasci una striscia traslucida sulla mia guancia. Lui geme piano, il respiro sempre più corto sotto di me, e lo vedo cedere, ammansito, felice di lasciarsi dominare.

Mi inginocchio tra le sue cosce, la schiena perfettamente arcuata, e me lo infilo nella bocca spalancata, fino quasi a strozzarmi la gola. Lo sento andare giù fin dove non sarebbe dovuto, mi prendo tutto il calore e il vigore, e le palle pesanti mi sbattono sulle labbra.

Mi muovo veloce, senza pietà, ingoiando un centimetro alla volta, facendolo brillare di saliva e umori. «Nicole, non resisto», grida lui, afferrandomi i capelli con entrambe le mani e guidandomi in un ritmo forsennato. Sorrido tra un conato e l'altro, perché questa cosa mi accende, mi fa venire inondazioni nelle mutande: la potenza, il controllo, essere la regina di questo letto incandescente.

Quando decido che ho torturato a sufficienza, lo lascio uscire dalla bocca con un pop! umido, facendolo rimbalzare sulla pancia. Salgo su di lui, il cazzo ancora bagnato e lucente, e mi siedo sopra la punta, appena un assaggio, facendogli sentire il calore della mia figa senza dargli tutto.

Alessandro trema, le mani aggrappate alle mie cosce larghe, come se non volesse perdermi mai più. «Vuoi davvero che ti cavalchi?» chiedo. Lui ansima, completamente sotto il mio comando. «Sì, cazzo, ti prego, voglio entrare dentro di te e assaporarti tutta».

Con lentezza sadica, abbasso il bacino e sento la cappella tesa forzare le labbra della mia fica, poi affondare lentamente dentro, scivolare in un tunnel di calore liquido che si stringe più forte di qualsiasi mano. Il piacere è violento, quasi troppo – devo mordermi il dorso della mano per non urlare.

A un tratto, dal piano di sopra: BUM-BUM-BUM! Un frastuono ritmico, violento, che fa tremare il lampadario e vibrare i bicchieri sul comodino. La testiera di ferro sbatte contro il muro come un martello pneumatico impazzito, creando piccole crepe nell'intonaco bianco.

E poi le urla: non gemiti normali di piacere, ma gridi primordiali, gutturali, spezzati da singhiozzi e imprecazioni soffocate. La voce di Francesca risuona attraverso il soffitto, acuta e roca allo stesso tempo, come se ogni fibra del suo corpo stesse venendo simultaneamente distrutta e ricostruita.

Il soffitto trema con un ritmo selvaggio, e io alzo lo sguardo mentre continuo a muovermi su Alessandro. «Che diavolo succede lassù?» chiedo con voce spezzata dal respiro affannoso, sentendo un brivido elettrico percorrermi la spina dorsale ad ogni tonfo.

Alessandro sorride maliziosamente, gli occhi scuri brillanti di divertimento. «È Tyron che sta facendo tremare le fondamenta. La testiera del letto sbatte contro il muro come se volesse abbatterlo». Il pensiero di ciò che sta accadendo al piano di sopra mi fa contrarre involontariamente, stringendomi attorno ad Alessandro.

«Mi sembra una cosa ... intensa», sussurro con un sorriso complice, le guance arrossate non solo per lo sforzo fisico. La curiosità mi divora come una fiamma, impossibile da ignorare.

«Devo assolutamente vedere», decido all'improvviso, sollevandomi da lui con un suono umido che riecheggia nella stanza in penombra. Corro verso le scale, i capelli selvaggi che mi danzano sulle spalle nude, la pelle madida che luccica sotto le luci rosse, seguendo il crescendo di gemiti come un'eco irresistibile.

A metà scala incontro Marco, il suo sguardo che mi percorre lentamente. «Ferma», mi sussurra all'orecchio, il suo respiro caldo contro la mia pelle sensibile. «Meglio guardare attraverso lo spiraglio della porta».

Marco mi prende per il polso e mi guida silenzioso lungo il corridoio, fino alla porta socchiusa della stanza di Francesca. Attraverso lo spiraglio si vede tutto, la luce bianca cruda che cade sul letto e trasforma le pieghe delle lenzuola in valli di seta e sudore.

Francesca è in ginocchio, le mani aggrappate con forza alla testiera di ferro che vibra ad ogni colpo. Tyron torreggia su di lei da dietro, le braccia poderose che la stringono alla vita come per impedirle di volare via, il suo cazzo cosparso di venature lucide che sparisce e riappare tra le natiche bianche di Francesca a ogni affondo.

Più che sesso, sembra una danza tribale a ritmo di tuoni. Non riesco a distogliere lo sguardo. La schiena di Francesca è tutta un arco tirato, la sua pelle cosparsa di sudore e piccoli brividi elettrici.

Gemiti sordi, rantoli rotti, i capelli biondi che le schiaffeggiano la schiena a tempo. Tyron parla sottovoce, la voce cavernosa che suona come uno strano mantra, intanto l’assistente di Marco filma tutto dai piedi del letto con movimenti lenti e precisi.

Francesca urla improvvisamente, piegandosi in avanti come attraversata da una scarica di corrente, e mi sembra di sentire, anche da qui, il suono vischioso della sua fica che schiocca contro il bacino di Tyron.

Marco si sporge di più, attento, e abbassa la voce: «Guarda come la spacca. È un'artista». Ma io vedo altro. Vedo la faccia di Francesca riflessa nello specchio sopra il letto: ha gli occhi spalancati, la bocca distorta in una specie di sorriso animale, un filo di saliva che le scivola dall'angolo delle labbra.

Non è dolore quella che sento nelle sue urla, è lussuria pura, una specie di orgasmo infinito che la porta in un'altra dimensione. Dentro di me, sento la fica contrarsi tutta, una gelosia dolce che mi fa venire voglia di essere lei.

Alessandro, nel frattempo, è salito dietro di me sulle scale, ancora nudo, il cazzo rigido che quasi mi sfiora la schiena. Mi prende il seno e me lo stringe, capezzolo tra le dita, mentre la lingua scivola sul mio collo.

Io continuo a guardare Francesca, che ora si abbandona sul letto, Tyron la tiene ferma e affonda ancora più profondo, una, due, tre volte, e poi si ritrae di botto e la riempie di sperma caldo, una cascata che le cola tra le cosce e macchia le mie mutandine Victoria’s Secret di invidia a distanza.

Per un attimo sento solo il nostro respiro. Poi Francesca si volta, con gli occhi persi e la mascella tremante, e mugola qualcosa che sembra «oddio, basta, non ce la faccio più...». Tyron sorride, la avvolge con una mano grande che copre quasi l’intero gluteo di Francesca e lo stringe, come se volesse portarla via, dentro di sé, sangue e anima sul letto di una villa bagnata di sole.

Sento Alessandro mordermi il collo e mi accorgo di essermi strofinata la coscia contro il palo della scala fino a lasciarci la scia del mio succo. La vista di Francesca ridotta a una bambola animata dal cazzo nero che la spacca, e ora la lingua di Alessandro che mi lecca il sudore dalla spalla, mi fa perdere ogni ritegno.

«Vieni», sibilo, afferrandolo per la base del membro. Inciampiamo nella stanza, io trascinata, lui con la punta della trivella che apre la strada.

Francesca è ancora sul letto: stesa di fianco, nuda, il viso rigato dagli ultimi spasmi del piacere, i capelli come un'aureola d'oro e il corpo scosso da brividi sommessi. Le cosce sono macchiate di bianco e i capezzoli rosa sembrano piccoli fiori umidi in un prato devastato da un temporale.

È una visione che mi trapana la mente. Alessandro capisce e mi afferra, mi sbatte di peso sullo stesso letto, di fianco a Francesca, che ride ancora sconvolta, gli occhi socchiusi e una risata sporca che si mescola all’odore di sperma, sesso, pelle bagnata.

«Vedo che ti hanno macchiato il letto», dico, accarezzandole il fianco setoso e raccogliendo con il pollice una goccia di liquido che scorre lungo interno coscia, «ma ti è piaciuto almeno?».

Lei annuisce, incapace di parlare, e ci baciamo con le labbra ancora impastate di godimento. Alessandro non aspetta, mi spalanca le gambe e affonda tutto in una volta; urlo senza ritegno, con il viso affondato nel collo di Francesca che ride e poi morde, lasciando il segno.

Sento la testiera cominciare di nuovo a battere contro il muro e qualcuno, in un altro mondo, che si mette a ridere dall'altra parte della porta. Tyron osserva la scena con occhi scintillanti, ma il suo membro massiccio già si risveglia, pulsando visibilmente contro la coscia.

Con voce roca sussurra a Francesca di usare i suoi piedi - delicati, un 37 che sembrano fragili giocattoli accanto alla sua virilità imponente. Lei sorride maliziosa, posizionando le piante morbide contro la sua carne tesa che vibra al minimo contatto.

Le dita dei piedi di Francesca si allungano sulla pelle lucida del cazzo di Tyron, la sua pianta morbida scivola contro la cappella lucida e mi sorprendo a sospirare sottovoce.

*** NOTE ***

Il racconto che avete appena finito di leggere è nato da una richiesta di un utente di A69: mi ha passato una traccia bollente e mi ha chiesto di trasformarla in una storia vera, lunga, senza filtri.

Il 99% è pura invenzione mia, anche se, come sempre, qualche eco del mio vissuto personale scivola tra le righe (chi ha letto gli altri miei racconti lo riconoscerà subito).

Lo stile è quello che ormai conoscete: dettagliato fino all’ossessione, riflessivo quando serve, spudoratamente pornografico quando deve bruciare. Ho lasciato che a parlare fossero loro, Nicole e Francesca, con le loro voci diverse, i loro desideri che si intrecciano, le loro paure che si sciolgono nel piacere. E, come accade ogni volta, quello che doveva essere un capitolo è diventato un piccolo romanzo intero.

Non è una cronaca delle mie notti reali (ahimè), ma è comunque un pezzo di me: la mia ossessione per i corpi, per le parole crude che diventano carezze, per la libertà sessuale senza vergogna né rimpianti.

Adesso tocca a voi.

Voglio commenti lunghi, sinceri, carichi di desiderio. Ditemi cosa vi ha fatto tremare, cosa vi ha fatto bagnare o indurire, cosa vorreste leggere nel prossimo capitolo o nel prossimo romanzo. Proposte audaci, scene che sognate, dettagli che vi manca vedere. Io leggo tutto, rispondo a tutto, e spesso prendo spunto.

Aspetto le vostre parole… possibilmente altrettanto sporche e sincere delle mie.

Se poi siete delle fanciulle disinibite e avventurose, scrivetemi e ci conosceremo, magari creando qualche avventura pazzerella in qualche club di Bologna o altrove.
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